America Antigua e Barbuda

Cosa mi manca dei Caraibi: impressioni e colori da Antigua

Lentezza, capacità di assaporare gli attimi, occhi che sorridono..

Quello dei Caraibi è uno stile di vita, che all’inizio ti stupisce e dopo un attimo ti conquista e ti lega a sè, è una dolcezza che ti accompagna anche quando te ne vai e che spesso ti trovi a rimpiangere. E’ sentire il rumore del mare al risveglio e prendersi tutto il tempo del mondo per ammirare un tramonto e i suoi riflessi sull’acqua. Ed è gioia, musica e rum, cene sulla spiaggia alla luce della luna e una sabbia impalpabile sotto i piedi.

Cosa mi manca dei Caraibi? Sicuramente l’azzurro.

Quell’azzurro vivo che ti fa confondere cielo e mare, che sembra opera di un pittore tanto è brillante.

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E poi il bianco, quella sabbia così bella da sembrare finta, spiagge lunghissime, bianchissime e deserte, passeggiare sulla riva senza incontrare nessuno, senza vedere neppure un’orma e sentirsi quasi padrona dell’isola.

E ancora il verde, quello che trovi ad ogni angolo, dagli eleganti giardini dei resort alla zona più selvaggia della foresta pluviale, alle palme che ti accolgono con la loro ombra o dove puoi trovare un’amaca che diventa il tuo rifugio per un paio d’ore, mentri contempli il cielo.

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E vogliamo parlare del rum? Un rum così buono che qui non l’ho ancora trovato, rum al posto del cappuccino della colazione e rum al posto della tisana della buona notte; ad Antigua il rum non è solo nei cocktail, ma anche nel caffè e nei biscotti, è un dolce aroma a cui il palato si abitua in un attimo, tra le chiacchiere e le risate al bancone del bar.

E infine, mi manca da morire la lentezza delle piccole cose, stare seduta a pranzo o a cena per un paio d’ore e trovarlo normale, ordinare un piatto e aspettare con calma che arrivi, senza la frenesia che qui mi farebbe richiamare il cameriere dopo due minuti per chiedere se si è dimenticato la mia ordinazione. E parlare con chi hai di fronte, ritrovare la gioia di sedersi a tavola per condividere lo stesso ritmo e gli stessi colori, perdersi nell’azzurro del mare e negli occhi di chi ami, e poi ricominciare e ricominciare ancora. Sapete quante volte guardo l’orologio durante il giorno? Decine e decine, chissà perché poi, come se farlo mi rendesse più sicura. E sapete quante volte lo guardavo ad Antigua? Mai! Mi sono lasciata guidare dal sole e dalle stelle, dai miei sensi, concedendomi la libertà di fare solo ciò che mi andava di fare e soprattutto quando mi andava di farlo.

Mi manca quel senso di perfezione, quei piccoli dettagli che si incastrano come tessere di un mosaico. Metti un pranzo in riva al mare, all’ombra di due palme, in silenzio, sorridendo occhi negli occhi e all’improvviso un pellicano, elegante, sinuoso, come una pennellata perfetta.

E una grigliata sulla spiaggia, la sera, a piedi nudi, sentendo solo il crepitio del fuoco e il quieto morire delle onde sulla riva. Non ho tante foto di questi momenti, proprio perché li ho vissuti con tutta me stessa senza preoccuparmi di uno scatto e forse è proprio per questo motivo che se chiudo gli occhi torno subito lì, senza fatica, a sentire la sabbia morbida tra le dita e a cercare la luna con lo sguardo.

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