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Diario di viaggio a New York – day 2

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Eccomi pronta con il racconto del nostro secondo giorno a New York (se vi siete persi il primo, lo trovate qui). Il programma prevede come prima tappa la zona del Civic Center, il centro amministrativo della città, che ad ogni passo ci ricorda una delle tante serie televisive poliziesche americane. Ad esempio avete mai visto “Law and Order”? Il tribunale, il comando di polizia, edifici altissimi e opulenti in marmo bianco, il ponte di Brooklyn sullo sfondo? Bene, oggi li vedremo tutti! Prendiamo la metro fino alla fermata di Canal St. e iniziamo a camminare lungo Centre Street, dove incontriamo il Criminal Courts Building (tribunale penale) che dall’aspetto ricorda un tempio babilonese, la New York County Courthouse (il tribunale supremo della contea) con il portico in stile corinzio in cima alla scalinata, la United States Courthouse a forma di torre sormontata da una piramide, il Municipal Building con le sue guglie, la Surrogate’s Court Hall of Records con la facciata in granito bianco e la Old New York County Courthouse che oggi è sede del Dipartimento dell’Istruzione. Ci sono pochissimi turisti in questa zona, davanti agli occhi ci scorre quindi la quotidianità di poliziotti e avvocati che si affrettano da una parte all’altra, fermandosi a parlare su quelle gradinate che ci sembrano tanto familiari per il solo fatto di averle viste innumerevoli volte nel piccolo schermo.

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Continuiamo su Centre Street e accediamo direttamente al Ponte di Brooklyn, che collega appunto il distretto di Manhattan con quello di Brooklyn. E’ stato il primo ponte sospeso ad essere costruito in acciaio e all’epoca della sua inaugurazione (nel 1883) era il ponte più lungo del mondo; sono stati necessari 16 anni per la sua realizzazione e vi hanno lavorato circa 600 operai, 20 dei quali hanno purtroppo perso la vita. Considerando anche le rampe di accesso, la passeggiata pedonale è lunga quasi due chilometri e mezzo, ma la giornata è piacevolissima, solo una leggera nebbiolina che crea atmosfera, e quindi lo percorriamo senza quasi accorgercene, andata e ritorno, scattando tantissime foto. E’ mattina presto, non ci sono molte persone in giro e ci godiamo quest’ora di pace in uno dei luoghi più simbolici di New York.

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Dopo essere ritornati all’inizio del ponte e prima di andare avanti con il nostro itinerario, notiamo che a pochi passi da noi c’è uno Starbucks (sì lo so cosa state pensando, è come una droga!), perfetto per un cappuccino veloce e per controllare le schede delle macchine fotografiche.

La prossima tappa è il City Hall Park, praticamente di fronte a noi; è qui che il 7 luglio 1776 venne letta al presidente Washington la Dichiarazione d’Indipendenza; al centro di questo parco, piccolo ma molto curatao, tra verde e spruzzi d’acqua, si trova il City Hall, il municipio di New York, un bellissimo edificio in stile georgiano.

Per non farci mancare nulla, a pochi passi vediamo anche il Woolworth Building, uno dei grattacieli più famosi e l’edificio più alto di New York fino al 1930, quando è stato superato dal Chrysler Building.

Andiamo avanti di qualche decina di metri, poco dopo l’incrocio tra Park Row e Broadway, per visitare la St Paul’s Chapel. E’ la chiesa più antica di Manhattan, costruita prima della Guerra d’Indipendenza, e mantiene il suo classico stile georgiano, con le pareti in pietra e mattoni, con gli eleganti interni decorati da colonne e lampadari sfarzosi e delicati colori pastello. E’ sopravvissuta agli attentati dell’11 Settembre nonostante si trovasse di fronte al World Trade Center e in quei tragici giorni ha accolto i vigili del fuoco e i volontari che tanto hanno lavorato al servizio della città; per questo motivo oggi ospita una mostra di quei momenti: oggetti personali, fiori, fotografie, lettere, bandiere, un piccolo spazio di quelli che fanno riflettere, uno spazio che ci è piaciuto moltissimo nella sua semplicità e nella sua intimità.

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Usciamo dalla chiesa e continuiamo a camminare lungo Broadway verso il distretto finanziario per eccellenza, Wall Street, che deve il suo nome proprio ad un muro, costruito nel 1652 dagli olandesi per riparare Manhattan dagli indigeni e demolito qualche decennio dopo. E’ qui che nel 1792 un gruppo di mercanti e agenti si riunì per siglare un accordo e dare origine alla Borsa.

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Il primo palazzo che vediamo è quello della  Federal Reserve Bank, in stile rinascimentale, che occupa un intero isolato. E’ una delle dodici banche governative autorizzate ad emettere valuta e cinque piani sotto terra ospita una delle cassaforti più grandi del mondo, che contiene oro di provenienza quasi esclusivamente estera.

Poco più avanti si trova la Federal Hall, con una bellissima facciata in stile neoclassico e una statua in bronzo di George Washington sui gradini, a memoria del suo giuramento nel 1789 come primo Presidente degli Stati Uniti. L’ingresso è gratuito e quindi non perdiamo l’occasione per visitare l’edificio, bellissima in particolare la prima sala rotonda dove ci sono delle splendide colonne marmoree.

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Uscendo dalla Federal Hall restiamo qualche minuto sui gradini, per una vista perfetta sulla borsa americana, il New York Stock Exchange, il maggior mercato azionario del mondo, con la sua imponente facciata a colonne corinzie. Non è possibile visitare l’edificio quindi ci accontentiamo di immaginare la frenesia che scorre tra questi pareti quando si aprono le contrattazioni.

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Ci spostiamo poi all’incrocio tra Wall Street e Broadway per visitare la Trinity Church, una delle chiese di confessione episcopale di New York. Si tratta di una costruzione in stile neogotico, che svetta quasi all’improvviso tra i palazzi circostanti, con un campanile alto ben 85 metri. La massiccia porta di ottone ricorda la Porta del Paradiso del Battistero di Firenze. Nel cimitero sono sepolti personaggi illustri, tra cui l’inventore del battello a vapore Robert Fulton e i Padri Fondatori degli Stati Uniti.

Chiudiamo qui la mattinata, che è stata decisamente ricca di storia, di cultura e di siti interessanti, e ci fermiamo un’oretta per pranzare e rilassarci in uno dei moltissimi locali della zona, soddisfatti di aver visto questi quartieri che spesso (a torto secondo me) non vengono considerati imperdibili.

Più tardi, rifocillati e con le gambe riposate, continuiamo la nostra passeggiata in direzione Battery Park, con prima tappa propiziatoria al toro di Wall Street, il famosissimo Charging Bull; la statua fu creata dallo scultore Di Modica dopo il crack della Borsa del 1927, per rappresentare “la forza, la potenza e la speranza degli statunitensi nel futuro” e si dice che toccare le palle del toro porti fortuna, e chi siamo noi per sottrarci al rito? 🙂

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Costeggiamo Battery Park, il parco cittadino di Lower Manhattan che porta fino al South Ferry Terminal, da cui parte lo Staten Island Ferry. Questa è un’esperienza che non può assolutamente mancare, il traghetto viaggia 24 ore su 24, 7 giorni su 7 ed è gratuito, non serve prenotare nulla, basta recarsi all’imbarco e in poco tempo si sale; la traversata dura una mezz’ora fino a Staten Island e il panorama che ci scorre davanti agli occhi stando sul ponte è perfetto: lo skyline del New York Harbour, Liberty Island con la Statua della Libertà ed Ellis Island. Arrivati a Staten Island non si può rimanere a bordo, quindi scendiamo e rientriamo attraverso l’area di attesa per fare il tragitto di ritorno. Questa mini gita era proprio quello che ci serviva, un po’ di leggerezza per prepararci alla prossima meta.

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Dopo essere ritornati a Battery Park ci spostiamo infatti nella zona dove oggi sorge il 9/11 Memorial, il memoriale dell’11 Settembre. L’ingresso è gratuito (volendo si può fare una donazione) e, come potete immaginare, si tratta di una visita che lascia il segno. Dove in passato c’erano le Torri Gemelle ora ci sono due gigantesche piscine, con le più grandi cascate artificiali degli Stati Uniti, che recano impresse i nomi di coloro che hanno perso la vita durante gli attentati. Il simbolismo è davvero forte e lo sentiamo sulla nostra pelle: l’acqua che sembra scomparire nel vuoto, il senso di mancanza, il fragore delle cascate che sovrasta qualsiasi altro suono, è impossibile rimanere indifferenti. Non so quanto tempo siamo rimasti lì, in silenzio, a pensare, è stata un’emozione davvero indescrivibile.

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A lato delle piscine ci fermiamo davanti al Survivor Tree (l’albero dei sopravvissuti), un albero di pero che era stato piantato ai piedi delle Torre Gemelle e che fu ritrovato tra le macerie dopo gli attentati, quasi completamente bruciato; fu curato e ripiantato e rappresenta la voglia di non arrendersi mai e di resistere, tanto che ha resistito anche al terribile uragano del 2011, proprio come un vero lottatore!

Un ulteriore segno tangibile della voglia di rinascita della città è il One World Trade Center, inizialmente chiamato Freedom Tower (Torre della Libertà), uno dei grattacieli più alti del mondo, ben 1776 piedi, a ricordare l’anno dell’Indipendenza degli Stati Uniti. Ha un design moderno, è bello vedere la luce del sole che vi si riflette, è l’ennesima emozione di questo memoriale.

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Anche questa giornata è praticamente volata, sono già passate le 18 e quindi prendiamo al volo la metro per andare nel Bronx, dato che per stasera abbiamo i biglietti per la partita di baseball tra New York Yankees e New York Mets, nientepopodimenoché allo Yankee Stadium, una vera istituzione sportiva. Lo stadio è subito fuori dalla fermata della metro Bronx ed è grandissimo, c’è una folla pazzesca che ride e scherza e che ci coinvolge da subito. La serata è fantastica, una vera serata newyorkese, con tanto di birra e hot dog! Trovate tutti i dettagli qui.

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Usciamo dallo stadio poco prima della fine della partita, questi incontri possono durare anche quattro o cinque ore e, oltre a un pochina di stanchezza che inizia a farsi sentire, non siamo tifosi di baseball così sfegatati! Riprendiamo la metro fino al nostro hotel e ce ne andiamo a dormire, anche quella di domani sarà una giornata intensa quindi dobbiamo essere  riposati.

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