America New York

Diario di viaggio a New York – day 1

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New York è sempre nei miei pensieri, ne ho già scritto diverse volte sul blog (trovate tutti gli articoli qui), ma non ho mai messo nero su bianco l’itinerario che io e mio marito abbiamo seguito nei vari giorni che abbiamo avuto a disposizione e che magari può esservi utile se state pensando di volare a scoprirla. Sono ancora in tempo per rimediare, che dite?

Mi basta chiudere un attimo gli occhi per ritornare alla primavera di tre anni fa..

Voliamo da Venezia con British Airways, facendo scalo a Londra e atterriamo al JFK verso le 18.30 ora locale. Il volo è stato perfetto, tra un film, un sonnellino e l’adrenalina a mille le otto ore sono passate più velocemente di quanto ci aspettassimo. Il JFK è l’aeroporto principale di New York e il più grande degli Stati Uniti, un modo veloce per entrare in sintonia con le dimensioni americane. Sbrighiamo le formalità amministrative in dogana e ritiriamo i bagagli; vista la stanchezza dovuta al fuso orario decidiamo di prendere un taxi per arrivare a Manhattan, sicuramente la soluzione più comoda.  Il tragitto dura poco meno di un’ora per percorrere 20km, la tariffa è fissa (circa 50$) e a questa si deve sommare il costo dei pedaggi stradali, aggiungiamo poi la mancia e in un battibaleno spendiamo 80$. Arrivare in taxi a Manhattan è stata un’ottima scelta, il tragitto  è il primo momento in cui ci rendiamo conto che “sì, siamo davvero a New York!”, grattacieli a destra e a sinistra, strade brulicanti di traffico, luci ovunque. Arriviamo in hotel dopo le 20, disfiamo i bagagli, ripercorriamo velocemente il programma del giorno dopo e crolliamo a letto esausti, non prima però di aver scostato la tenda della camera ed essere rimasti a bocca aperta davanti al profilo illuminato dell’Empire State Building.

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La mattina successiva il fuso si fa sentire e alle 6 siamo già svegli come grilli, una doccia veloce e siamo pronti per scoprire la città. Decidiamo di iniziare esplorando a piedi i dintorni dell’hotel, siamo su Park Avenue e vediamo quindi subito lo skyline del Chrysler Building e con pochi passi arriviamo a Grand Central Terminal, la stazione per eccellenza, che tutti abbiamo visto nei film almeno una volta. E’ la stazione ferroviaria più grande del mondo con 44 banchine e 67 binari e l’interno ci stupisce per architettura e decorazioni, a partire dal grande atrio centrale dove si trova il famoso orologio a quattro facce.

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Dopo una mezz’ora usciamo e iniziamo a camminare lungo la 42nd Street, senza nessuna fretta, assaporando ogni passo e fermandoci continuamente per respirare la città, nei suoi dettagli e nei suoi rumori, in una bandiera a stelle e strisce al vento, nel massiccio portone d’ingresso di un grattacielo che riflette la luce del sole, nell’espressione di un uomo d’affari che scende al volo dal taxi.

La nostra prossima tappa è la New York Public Library,  la biblioteca pubblica della città, la terza biblioteca più grande del Nord America, proprio all’incrocio tra la Fifth Avenue e la 42nd Street. Non avrei rinunciato a questa visita per nulla al mondo! Ai lati della gradinata esterna ci sono i veri custodi di questo luogo magico, due giganteschi leoni di marmo noti con i nomi di Patience e Fortitude (Pazienza e Forza). Varchiamo l’ingresso quasi con riverenza, io non sto più nella pelle, e iniziamo a curiosare tra i quattro piani dell’edificio; i più interessanti sono sicuramente il primo, dove si trovano migliaia di periodici e un’immensa collezioni di mappe, e il terzo, dove ci sono le bellissime sale di lettura (Art&Architecture Reading Room, Salomon Room e Rose Main Reading Room) e la sala con le postazioni informatiche (Bill Blass Catalog Room). Un silenzio perfetto, il senso di profondo rispetto per la storia racchiusa da queste mura, gli arredi in legno massiccio, chilometri e chilometri di scaffali, il prestigio delle opere che sono conservate qui (tra tutte, una Bibbia di Gutenberg e una copia della Dichiarazione d’Indipendenza scritta dal presidente Jefferson), un ambiente visto tante volte nei film americani e che proprio per questo sembra quasi familiare. Non vorrei più uscire, ma il programma della giornata è denso e quindi mi convinco a farmi trascinare fuori (anche se un pezzetto di cuore è rimasto lì, in attesa di andarlo a riprendere).

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Subito dietro la Public Library c’è il parco cittadino di Bryant Park, un delizioso cuore verde nel centro della città, che pullula di studenti, impiegati, famiglie e turisti, seduti piacevolmente sull’erba o sui tavolini. Sembra assurdo trovare uno spazio del genere tra i grattacieli, è una boccata d’aria che addolcisce e colora il grigio metropolitano, ci fermiamo una decina di minuti all’ombra per osservare da questa prospettiva la frenesia che corre tutto intorno e penso che mi piacerebbe abitare qui.

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Facciamo qualche altro passo e siamo a Times Square! Abbiamo deciso che passeremo qui la serata, quindi ci fermiamo solo pochi minuti, giusto per dare una prima occhiata alla luce del giorno e dirci che sicuramente dà il meglio di sè quando cala il buio e i giganteschi cartelloni pubblicitari rapiscono lo sguardo, lo scopriremo più tardi.

Proseguiamo diretti verso il nostro prossimo obiettivo, il Rockefeller Center, il gigantesco complesso architettonico della Fifth Avenue che conta ben diciannove edifici zeppi di negozi, uffici, ristoranti; nel corpo centrale si trova l’osservatorio Top of the Rock, il vero motivo per cui siamo qui, cosa c’è di meglio infatti durante il primo giorno a New York che vederla dall’alto? Davanti all’ingresso principale del Rockefeller Center vediamo la piazza ribassata, tutta ornata da bandiere, con tavolini dove ci si può sedere per un caffè o per mangiare; questa è la piazza che durante la stagione invernale ospita la pista di pattinaggio su ghiaccio e il grandissimo albero di Natale che abbiamo visto in tantissimi film! Passiamo un po’ di tempo a guardarci intorno e a curiosare tra le varie ali del complesso e andiamo a ritirare i biglietti per salire all’osservatorio. Prima di partire da casa abbiamo comprato il New York City Pass, che comprende anche quest’ingresso, quindi in pochi minuti espletiamo le formalità e ci mettiamo in fila per l’ascensore. Questa coda è immancabile (il pass fa evitare solo quella per l’acquisto dei biglietti) ma in una mezz’ora arriviamo alla terrazza panoramica e ogni attesa viene più che ripagata. La vista è superba, da qui si vede benissimo anche Central Park senza grattacieli davanti che ne oscurino la vista. Scattiamo decine e decine di foto e il tempo vola, New York dall’alto lascia a bocca aperta.

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Senza accorgercene arrivano le 13 e scendiamo per pranzare, scegliendo uno dei tantissimi ristorantini che si trovano al piano terra e facendo poi un’immancabile sosta al bancone di Starbucks (ormai lo sapete che ne siamo dipendenti!) che si trova sempre dentro al complesso. Ne approfittiamo per riposare un po’ le gambe e la mente, per fare ordine sulle meraviglie che abbiamo già visto questa mattina, siamo già perdutamente innamorati di New York!

La prima meta del pomeriggio è il MoMa (Museum of Modern Art), il famosissimo museo d’arte moderna, uno dei più completi del mondo: sei piani di forme e colori di tutti i tipi, ampi spazi racchiusi da pareti a vetrate, circa 150.000 opere tra dipinti, sculture, oggetti di design, fotografie, stampe e libri illustrati. Per me che sono amante della pittura, sono imperdibili Les Demoiselles d’Avignon di Picasso, la Notte Stellata di van Gogh e il trittico di Ninfee di Monet. Curiosa e interessante è anche tutta le sezione dedicata all’architettura e al design, c’è addirittura un elicottero! Passiamo qui un paio d’ore, non senza scambiarci anche qualche sguardo perplesso e divertito di fronte ad alcune opere decisamente all’avanguardia. Comunque, indipendentemente dal fatto che siate o meno intenditori d’arte, quella al MoMa è una visita da non perdere (anche questo ingresso è compreso nel New York Pass).

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Usciti dal MoMa ci spostiamo alla St Patrick Cathedral, che si trova a pochi passi. E’ la più grande cattedrale cattolica degli Stati Uniti, lunga ben 120 metri, larga oltre 50 e in grado di ospitare più di 2.000 persone; ma la vera particolarità è che è circondata su tutti e quattro i lati da grattacieli altissimi. Durante la nostra visita si stanno tenendo le prove di un concerto e allora ne approfittiamo per sederci una mezz’ora ad ascoltare la musica dell’organo e le voci dei tenori.

Vicinissimo a noi c’è anche uno degli hotel più famosi di New York, il Waldorf Astoria, e ovviamente non può mancare la foto di rito anche qui.

Non possiamo poi continuare il nostro primo giorno a New York senza un po’ di sano shopping quindi, visto che le nostre gambe implorano una pausa dopo i chilometri macinati oggi, decidiamo di fermare un taxi e farci portare da Macy’s, il grande magazzino più grande del mondo, dieci piani in cui si può trovare davvero di tutto.

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Dopo aver gironzolato un po’ tra i vari reparti realizziamo che abbiamo ancora un’oretta prima di cena e decidiamo allora di andare a vedere il Madison Square Garden, che è praticamente a pochi metri da Macy’s.  Ospita eventi, concerti e soprattutto le partite casalinghe dei campioni di basket dei New York Knicks. La struttura architettonica è un po’ bruttina a dire il vero, ma si tratta di una tappa irrinunciabile per gli appassionati di sport.

Torniamo infine a piedi verso Times Square, quale posto migliore per la nostra prima vera serata americana? A quest’ora è completamente diversa, è esattamente bella e luminosa come ce la aspettavamo, un tripudio di colori e di suoni che quasi ci stordiscono, è vitalità, frenesia, la folla che ti sospinge, è l’incrocio più famoso d’America!

Ceniamo all’Hard Rock Café, quello di New York è uno dei più grandi del mondo, l’atmosfera è dinamica, giovane, moderna, alle pareti sono appesi oggetti e strumenti dei grandi del rock, come i Beatles o i Nirvana; il ristorante è affollatissimo, facciamo quasi mezz’ora di fila prima di riuscire ad avere un tavolo, ma ne vale la pena, ordiniamo due piatti unici con hamburger e contorno davvero ottimi.

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Chiudiamo la serata con una passeggiata, curiosando nei negozi in cui ritorneremo nei giorni successivi e poco dopo mezzanotte ce ne torniamo in hotel, un po’ stanchi ma felicissimi!

Come prima giornata nella Grande Mela non avremmo potuto chiedere di meglio, le aspettative per i prossimi giorni ormai sono altissime.

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