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La laguna di Caorle tra i casoni e il ricordo di Hemingway

Caorle è uno dei miei luoghi del cuore, è una cartolina veneta dalla sabbia dorata e dai colori pastello, e ve ne ho già raccontato in questo post.

Ma Caorle è anche storia, che affonda le sue radici nella tradizione dei pescatori, nel placido e rassicurante paesaggio della laguna veneta, è il dolce movimento di una barca che ti culla mentre gli occhi si colorano di azzurro.

Una delle esperienze da non perdere a Caorle è fare una gita in barca ai casoni, partendo dal vecchio porticciolo e scivolando lentamente nella laguna, in quell’atmosfera calma e silenziosa che in passato ha conquistato anche Hemingway, che soggiornò qui durante le sue battute di caccia. Lo scrittore fu infatti spesso ospite del barone Franchetti e proprio a questi luoghi dedicò alcune pagine del suo famoso libro “Di là dal fiume e tra gli alberi”:

“Quattro barche risalivano il canale principale verso la grande laguna a nord…Spuntò l’alba prima che giungessero alla botte di doghe di quercia immersa nel fondo della laguna… il cacciatore…scese nella botte e il barcaiolo gli porse i due fucili… Ora c’era più luce e il cacciatore … riuscì a vedere il contorno basso della punta di là della laguna…più oltre c’era ancora palude ed infine il mare aperto…

Osservò il cielo rischiararsi oltre il lungo margine della palude e vide in lontananza le montagne coperte di neve. Il colonnello udì uno sparo alle spalle dove sapeva che non c’erano appostamenti e voltò il capo a guardare di là della laguna gelata la lontana spiaggia coperta di falascò. Volavano alti nel cielo i germani reali e i codoni si alzavano all’improvviso dai canneti verso spazi eterni; guizzava il cefalo a mezz’aria ricadendo nell’acqua e le anatre si perdevano nei giochi di ali e di luci.”

[E. Hemingway]

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Ma cosa sono i casoni? Sono le antiche abitazioni dei pescatori che si trasferivano qui durante la stagione invernale per pescare nella tranquilla laguna ed evitare il mare aperto. Hanno una caratteristica forma a capanna, il pavimento in terra battuta e il tetto spiovente, fatto di canne intrecciate e impermeabilizzato dal fumo del focolare che uscendo dalle fessure tra le canne crea una una specie di colla.

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L’interno è un unico ambiente, come potete immaginare, dai colori caldi, fiocamente illuminato, che racconta storie di vita vissuta. Le reti da pesca alle pareti, qualche cianfrusaglia sparsa qua e là, il focolare.

Visitare i casoni è un tuffo nella tradizione veneta e i pescatori sono sempre ben felici di raccontare qualche aneddoto e di far assaggiare agli ospiti una tazzina di caffè alle erbe (un po’ amaro a dire il vero, ma dal gusto intenso, promosso!).

La sosta della barca ai casoni dura circa un’ora e c’è tutto il tempo per scoprirne la bellezza, per provare ad immaginare una sera d’estate seduti a piedi scalzi davanti all’uscio, mentre le mani si muovono esperte rammendando una rete.

Qualche timido cigno si avvicina alla riva, il silenzio interrotto solo dal fruscio delle canne, gli occhi al cielo a seguire un airone che volteggia.

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